Dentro ogni nostra cellula esiste una molecola fondamentale i cui livelli diminuiscono con l’età, il NAD+. Ma oggi nella pratica clinica esistono diverse modalità per aumentare la disponibilità di NAD+. Se non possiamo fermare il tempo, possiamo scegliere come viverlo, perché la vera longevità è sentirsi bene ogni giorno, non semplicemente vivere più a lungo.
Longevity e NAD+: vivere più a lungo o vivere meglio?
Ammettiamolo, fino ai vent’anni il nostro corpo è convinto di essere immortale. Poi a trenta iniziamo a dire “ho dormito male”, a quaranta basta una notte sul divano per sentire dolore in muscoli che non sapevamo nemmeno di avere, a cinquanta ci alziamo dal letto facendo gli stessi rumori di un vecchio parquet in rovere, e poi arriva quel momento in cui ci chiediamo… sto davvero invecchiando, o il mio organismo mi sta semplicemente chiedendo più attenzione? La risposta è sì, sì. Ma la medicina moderna oggi ha ampliato le sue vedute: non si parla più di aggiungere anni alla vita, ma di aggiungere vita agli anni. È proprio questa la filosofia della medicina della longevità, aiutare l’organismo a mantenere più a lungo le proprie capacità funzionali, prevenendo il declino biologico attraverso uno stile di vita sano, corretta alimentazione, esercizio fisico, sonno di qualità e gestione dello stress. E perché no, strategie terapeutiche mirate. Tra gli argomenti più “what’s hot now” troviamo il NAD+, una molecola che la ricerca considera uno dei protagonisti del metabolismo cellulare. Ma funziona davvero? E soprattutto è davvero l’elisir di lunga vita che molti raccontano sui social? La risposta, come spesso accade in medicina, è molto più interessante di un semplice sì o no. Ne parliamo con la dottoressa Maria Stella Tarico, chirurgo plastico specialista e master in medicina estetica.
Cos’è il NAD+?
“Il NAD+, Nicotinamide Adenine Dinucleotide, è un coenzima presente naturalmente in tutte le cellule del nostro organismo. Non è un farmaco, non è una vitamina e non è un ormone, è una molecola indispensabile affinché le cellule possano produrre energia e svolgere numerosi processi biologici fondamentali. Con l’avanzare dell’età i livelli di NAD+ tendono progressivamente a diminuire. Questa riduzione è stata osservata in numerosi modelli sperimentali ed è uno dei motivi per cui oggi rappresenta un importante campo di ricerca nella biologia dell’invecchiamento”.
Ci parli della medicina della longevità.
“La medicina della longevità non cerca di fermare l’età, l’obiettivo è diverso. Cerca di ridurre il più possibile il tempo da trascorrere in cattiva salute. Gli studiosi parlano infatti di healthspan, cioè di anni vissuti mantenendo autonomia, energia, lucidità mentale e buona funzionalità dell’organismo. Per questo motivo il percorso non si limita ad un trattamento, e comprende alimentazione personalizzata, attività fisica regolare, qualità del sonno, controllo dell’infiammazione cronica, prevenzione delle malattie metaboliche e integrazione o terapie selezionate sulla base delle evidenze disponibili. Il NAD+ rappresenta uno degli strumenti oggi maggiormente attenzionati all’interno di questa visione”.
Cosa fa il NAD+?
“Il NAD+ partecipa a centinaia di reazioni biochimiche. Tra le sue principali funzioni troviamo: la produzione di energia, il supporto alla riparazione del DNA, l’attivazione delle sirtuine (proteine coinvolte nella regolazione del metabolismo cellulare, nella risposta allo stress e nel mantenimento della funzione cellulare), la partecipazione al metabolismo cellulare e al corretto funzionamento delle cellule. Il NAD+ contribuisce inoltre ai sistemi che aiutano la cellula a fronteggiare lo stress ossidativo”.
È corretto parlare di terapia NAD+ e rigenerazione cellulare?
“Uno dei temi più affascinanti riguarda proprio la rigenerazione. Qui è importante essere precisi, il NAD+ non rigenera magicamente organi e tessuti. Quello che emerge dagli studi sperimentali è che livelli adeguati di NAD+ possono favorire un ambiente cellulare più efficiente sostenendo i processi di riparazione del DNA, il corretto funzionamento dei mitocondri, la risposta allo stress cellulare e alcuni meccanismi di mantenimento dell’omeostasi cellulare. Questi effetti possono contribuire a preservare la funzionalità dei tessuti nel tempo”.
Quale tecnologia viene utilizzata per questa terapia?
“Nella pratica clinica esistono diverse modalità per aumentare la disponibilità di NAD+. Tra le più utilizzate troviamo le infusioni endovenose (IV Therapy), che consentono di somministrare la molecola nel circolo sanguigno”.
Chi potrebbe trarne beneficio?
“La ricerca sta valutando il possibile ruolo del NAD+ in persone con affaticamento cronico, stress metabolico, invecchiamento fisiologico e recupero energetico”.
Negli ultimi dieci anni la ricerca sull’invecchiamento è cresciuta enormemente. Oggi sappiamo che il modo in cui invecchiamo dipende dall’interazione tra genetica, ambiente e stile di vita. Il NAD+ rappresenta uno dei tasselli più promettenti di questo mosaico. Ma il vero protagonista resta sempre il paziente, perché nessuna infusione potrà mai sostituire un’alimentazione equilibrata, il movimento quotidiano, il sonno di qualità e la prevenzione. La medicina della longevità non promette l’immortalità, propone qualcosa di molto più realistico: arrivare agli anni che contano nelle migliori condizioni possibili.