Perché a qualcuno dà così fastidio vedere le rughe sul volto di una persona? E perché molti hanno confuso il concetto di prendersi cura di sé con quello di cancellare il tempo? Il tuo viso può migliorare senza smettere di essere il tuo. Il nuovo obiettivo è prendersi cura della pelle e restare sé stessi. Ne parliamo con la dottoressa Maria Stella Tarico.
Viso naturale, longevity e medicina rigenerativa: la bellezza di restare sé stessi
Vorrei vedermi meglio, ma senza diventare un’altra persona. È questa la frase che più di tutte racconta come sta cambiando il modo di concepire la nuova medicina estetica. Per anni abbiamo inseguito un viso senza rughe, una pelle perfettamente liscia, un contorno definito, un volume “giusto”. Poi, lentamente, abbiamo cominciato a scoprire che un viso può apparire più giovane, ma allo stesso tempo artefatto, strano, innaturale, gonfiato, inespressivo e meno nostro. Perché il problema non è avere una ruga, è quando, nel tentativo di cancellare ogni segno del tempo, finiamo per cancellare qualcosa di noi. Ed eccoci al caso dell’attrice romana Margot Sikabonyi, diventato il centro di un dibattito sui social dopo alcune critiche rivolte alle sue rughe e al suo aspetto naturale over 40. La storia, raccontata da Vanity Fair Italia, ha riacceso una questione che va ben oltre il suo caso: perché un volto che mostra naturalmente il passare degli anni viene percepito come qualcosa da correggere? Ma la cosa importante non è decidere se una persona debba fare filler e botox o nulla di tutto questo (è ovvio che ciascuno sceglie per sé!), la vera questione è un’altra: la medicina estetica deve necessariamente trasformare un volto, oppure può prendersene cura senza eccessi e soprattutto senza cancellarne l’identità? Il trend è cambiato, cambiano i desideri dei pazienti, la medicina estetica si evolve e oggi le keywords sono rigenerazione, longevity e pro-aging. Meno trasformazione, più personalizzazione: ne parliamo con la dottoressa Maria Stella Tarico.
Longevity del viso: cosa vuol dire oggi contrastare l’invecchiamento?
“Quando parliamo di longevity pensiamo spesso a dieta, attività fisica, sonno, prevenzione, metabolismo e salute cardiovascolare, ma esiste anche una dimensione estetica della longevità. Un viso che invecchia bene non è necessariamente un viso senza rughe, è un viso in cui la pelle mantiene il più possibile qualità, elasticità, idratazione, luminosità e vitalità, mentre i cambiamenti legati all’età vengono gestiti senza alterare inutilmente l’espressività e i lineamenti”.
Quindi la vera domanda non è più Come eliminare le rughe?
“La vera domanda oggi è Come posso prendermi cura del mio viso negli anni senza cambiare identità? E la differenza è enorme, perché significa passare da una medicina estetica correttiva, che si limita a combattere l’invecchiamento in modo artificiale, a una medicina estetica rigenerativa, personalizzata, che desidera prolungare la qualità dei tessuti. La medicina estetica contemporanea dispone oggi di moltissimi strumenti: skincare medicale, peeling, laser, tecnologie energetiche, IV Therapy, polinucleotidi, NAD+ e strategie varie di biostimolazione e biorivitalizzazione oltre ai tradizionali trattamenti iniettivi come botox e filler. Il punto è scegliere ciò che serve davvero a quel paziente, in quel momento della sua vita. E soprattutto capire quando fermarsi per evitare trasformazioni. Una revisione recente sull’approccio moderno al ringiovanimento del volto sottolinea proprio l’importanza di integrare diverse strategie mantenendo risultati dall’aspetto naturale nel lungo periodo”.
Cosa significa oggi medicina rigenerativa?
“Medicina rigenerativa oggi significa prendersi cura della qualità della pelle, non solo dell’aspetto estetico. Il termine “rigenerativo” è sempre più presente nel mondo della medicina estetica. L’obiettivo interessante è quello di lavorare sulla qualità biologica e strutturale dei tessuti, piuttosto che limitarsi a inseguire il difetto estetico. Una recente revisione sull’incontro tra medicina rigenerativa e dermatologia cosmetica descrive proprio questa evoluzione verso strategie preventive e orientate alla salute nel tempo, e questa distinzione è fondamentale: rigenerare non significa ringiovanire artificialmente, significa prendersi davvero cura di sé”.
Quindi un volto naturale non significa non fare nulla…
“Questo è un altro equivoco da superare. Esiste una falsa alternativa: O fai trattamenti e sembri rifatta, oppure non fai niente e lasci che il tempo faccia il suo corso. Non è così. Tra questi due estremi esiste uno spazio enorme. Può significare proteggere la pelle dal sole, utilizzare la skincare adeguata, correggere una discromia, migliorare la qualità cutanea, intervenire sulle rughe dinamiche prima che diventino molto più marcate, lavorare sulla texture o sulla lassità quando realmente serve o utilizzare un trattamento iniettivo in modo molto conservativo. E può significare, altrettanto intelligentemente, non fare un trattamenti quando non ce n’è bisogno. Il volto dovrebbe cambiare insieme alla persona, non contro di lei. C’è anche un aspetto psicologico che spesso dimentichiamo: il viso non è soltanto pelle, è riconoscibilità, espressività, memoria. È il volto che vediamo ogni giorno nello specchio e che gli altri riconoscono. Per questo un risultato estetico non dovrebbe essere giudicato esclusivamente chiedendosi: Quanti anni sembra avere?, ma dovremmo chiederci: Sembra ancora lei? E magari pensare: Ha un aspetto più fresco, più sano, più riposato. Questa, a mio avviso, è una prospettiva molto più interessante”.
Il vero pro-aging oggi è diventato non sembrare trattati, e molte persone desiderano migliorare il proprio volto senza che gli altri se ne accorgano, perché un risultato ben progettato e ben eseguito da un buon medico non deve attirare l’attenzione sul trattamento, ma sulla persona. Che bel viso! E non Che cosa si è rifatta?