Mastoplastica secondaria: di cosa si tratta?

Mastoplastica secondaria: di cosa si tratta?

“Una seconda occasione”… Non parliamo del romanzo rosa dell’autrice Sabrina Grementieri “L’amore ai tempi del web”, e neanche del mieloso film sentimentale con Katie Leclerc e Chirstopher Rosamond con la regia di Mark Jean. Certo i personaggi sono figure comuni in cui ognuno di noi potrebbe identificarsi: una seconda occasione per essere felici, una seconda storia che vada a lieto fine, basta crederci e non aver paura, anche se non mancano gli ostacoli. Oggi parliamo di Mastoplastica secondaria, quando la paziente, a causa di un errore chirurgico, di un’errata scelta delle protesi – o di altri fattori che analizzeremo più avanti insieme ad un chirurgo plastico specializzato – deve essere sottoposta ad un secondo, improcastinabile intervento. “Buona la prima” non è una frase sempre valida quando si parla di chirurgia plastica. Un chirurgo non specializzato, una tecnica errata, un volume sproporzionato, sono tante le variabili, protagoniste spesso di una pellicola che non merita l’oscar, ma il più delle volte, dietro le quinte del film e quando il budget è basso, sono proprio gli impianti mammari di scarsa qualità a rappresentare il nucleo antiestetico o addirittura patologico della storia. A volte, anche in breve tempo, mostrano segni preoccupanti: rottura, indurimento e contrattura, deterioramento e deformazione, dislocazione. E se è vero che anche le protesi hanno una loro scadenza, c’è un mito da sfatare: ecco cinquantenni sottoposte a Mastoplastica additiva 25 anni or sono e con impianti ancora integri, contendersi la scena con giovani donne appena operate, e con impianti che danno già problemi. La durata reale di una protesi è molto variabile, ed è legata alla personale reazione dei tessuti mammari della paziente su cui è stata impiantata, ma ancor di più ai difetti del singolo prodotto. Negli anni, dopo le prime protesi impiantate nel lontano 1962, gli impianti mammari sono stati oggetto di continue evoluzioni e rivalutazioni. Oggi, a raccontare una nuova storia, quelli di nuova generazione, in silicone coesivo, non consentono dispersioni anche in caso di rottura, ed il rivestimento in poliuretano, involucro che generalmente evita la contrattura capsulare, riduce la stimolazione del tessuto fibroso e si integra meglio con i naturali tessuti mammari.
Le pazienti sottoposte ad aumento del seno che sospettino una rottura o una contrattura capsulare periprotesica di grado Baker elevato (indurimento della protesi, dolenza, spostamento, deformazione), devono sottoporsi a ecografia, a mammografia o meglio ancora a risonanza magnetica, esami diagnostici che consentiranno la valutazione dello stato della protesi e del tessuto cicatriziale che la riveste. E dopo un’attenta valutazione di ogni singolo caso, la soluzione medica o quella chirurgica consentiranno alla storia un lieto fine e daranno alla paziente il risultato atteso.
Dottoressa Maria Stella Tarico: “In caso di Mastoplastica additiva, ossia l’operazione che consente di aumentare il volume del seno, non sono pochi i casi anche recenti di errori chirurgici che hanno compromesso non solo l’aspetto estetico della paziente, ma hanno anche minato la sua salute. In questi casi, per rimediare al danno, si esegue una seconda Mastoplastica. L’intervento rappresenta il 20% delle operazioni di chirurgia estetica del seno richieste e, in molti casi, l’errore chirurgico è prodotto all’estero. Erroneamente si crede infatti di poter ottenere un aumento del seno a poco prezzo valutando positivamente qualsiasi super offerta proveniente oltre nazione. I risultati in questi casi non sono sempre quelli sperati. Seni deformati e innaturali, cicatrici evidenti e protesi scadenti soggette a facili rotture. La Mastoplastica secondaria rappresenta in questi ed altri casi l’unica soluzione in grado di ridefinire la forma corretta del seno e ottenere un aspetto naturale e in piena sicurezza. In particolare una seconda operazione di aumento del seno è richiesta: in presenza di cambiamenti estetici di forma e volume, di contrattura capsulare, di rottura delle protesi, di spostamento delle protesi. L’operazione si basa, in molti casi, sulla sostituzione delle protesi mammarie. La procedura chirurgica, rispetto ad una Mastoplastica additiva, si rivela per il chirurgo molto più delicata, in quanto si interviene su un’area già trattata e si punta a correggere difetti realizzati dal lavoro di un’altra mano”.
Intervento non riuscito? Seno sbagliato? Per rimediare ai danni causati da un primo intervento, la regola è quella di rivolgersi ad un chirurgo particolarmente esperto, quell’autore che sappia reinventare la tua storia, e che ti porterà per mano fino alla felice conclusione.