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Le cicatrici post Addominoplastica

Protagonista assoluta in post gravidanza e in post bariatrica: Addominoplastica, un intervento di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica in grado di conquistare il mondo. Il primato e l’eccellenza li ha ottenuti grazie ai suoi incredibili effetti migliorativi, la fama grazie alla permanenza degli esiti, che trasformano grembiuli di pelle, eccessi di tessuto adiposo e parete muscolare rilassata – a volte distrutta – in un addome teso e tonico e in una perfetta silhouette a clessidra. Una moda, una tendenza ai fini estetici? Certamente, ma non solo: la sua missione fuori dai riflettori è spesso la funzionalità.

Dottoressa Maria Stella Tarico, chirurgo plastico: “Parliamo di un intervento che nella combinazione fra estetica e riabilitazione del paziente dà esito a risultati assolutamente sorprendenti. Fondamentalmente è una chirurgia dalla coscienza ricostruttiva e riparatrice, che racconta sì un rimodellamento corporeo eclatante, ma anche la cura di serie patologie dei retti addominali, spesso pericolose e invalidanti”.

A chi piace l’Addominoplastica? Ai trend setter con il pallino dell’addome piatto, certamente, a pazienti in post gravidanza e agli ex obesi, uomini o donne che dopo un importante calo ponderale hanno subito delle forti trasformazioni, ma anche a chi desidera recuperare un addome interamente riabilitato e un adeguato effetto tensore. Senza compromettere esiti, prestazioni ed efficienza, però, questo intervento, come ogni altro atto chirurgico, produce delle sequele, e fra queste sono inevitabili le cicatrici cutanee.

“Il chirurgo può garantire delle suture eseguite con grande precisione, ma non l’invisibilità assoluta delle cicatrici, che sono permanenti. Può comunque renderle sottili, lineari e occultate, per quanto possibile, in aree corporee nascoste allo sguardo, in punti strategici. Inoltre, se ben guarite, possono risultare quasi invisibili”.

– Quali cicatrici lascia l’Addominoplastica?

“Nell’Addominoplastica l’estensione e la posizione delle cicatrici dipende dalla quantità di tessuto da asportare e dalla tecnica chirurgica che viene utilizzata. In caso di mini-addominoplastica, che elimina eccedenze di tegumento solo al di sotto dell’ombelico, la cicatrice sarà breve e posizionata nell’area sovrapubica. In caso di interventi di maggiore estensione, la tecnica tradizionale prevede due cicatrici: oltre a quella sovrapubica, che resterà comunque nascosta sotto l’intimo o il bikini, sarà presente anche una cicatrice circolare interna in seguito al riposizionamento dell’ombelico. In caso di interventi di grande entità, poi, potrà esitare una cicatrice verticale che si estende dal pube all’ombelico, o fino allo sterno. Si chiama cicatrice a T invertita, ha la forma di un’ancora ed è riservata ai casi più severi, quando l’area di tessuti rimossi è molto ampia. In ogni caso la presenza della cicatrice diventa trascurabile se si valuta il miglioramento sostanziale, sia del rimodellamento corporeo che della qualità della vita”.

– La qualità delle cicatrici residue può dipendere anche dalla reattività individuale?

“Certamente, gli esiti cicatriziali non sono tutti uguali, e alcuni fattori individuali possono condizionare il risultato finale. I processi di cicatrizzazione sono soggettivi, dipendono dall’età, dalle caratteristiche della pelle e del tessuto sottocutaneo. Ma se il DNA è il fattore principale, è il rispetto di alcune semplici regole che può fare la differenza: cattive abitudini come il fumo, ad esempio, rallentano i processi di guarigione, o come l’esposizione diretta al sole, che disidrata la pelle e ne riduce l’elasticità: le cicatrici esposte prematuramente possono assumere una colorazione scura che diventa permanente. Consigliamo inoltre:

  • di limitare, nell’immediato post operatorio, quei movimenti che sollecitano i lembi di pelle ed esercitano trazione nell’area operata
  • di utilizzare per almeno 30 giorni la guaina compressiva
  • di massaggiare la cicatrice con un’apposita crema, che possa scongiurare cheloidi o cicatrici ipertrofiche.

Generalmente, in ogni caso,  la visibilità delle cicatrici diminuisce col passare del tempo”.

 

L’argomento cicatrici rimanda un po’ al Kintsugi, l’arte giapponese di riparare gli oggetti rotti con l’oro fuso: dalle rotture nascono nuovi progetti, più belli che in origine. Le ferite si riparano, per dare nuova vita e nuovo valore a tutto.