Protesi mammarie: l’importanza dell’etichetta

C’è quella discografica, quella del galateo, quella informatica e quella biologica. E poi c’è l’etichetta di identificazione: quel documento applicato sui prodotti per indicarne il produttore ed il contenuto, la provenienza, o altre informazioni come il possessore e i dati di tracciabilità. Oggi parleremo dell’importanza delle etichette delle protesi mammarie. Quale migliore occasione dell’estate per documentarsi su un trattamento chirurgico, apprenderne le peculiarità ed acquisire una maggiore conoscenza su un intervento estetico?

Pazienti aggiornate, informate, consapevoli, con una risposta a tutte le loro domande, perché documentarsi prima, e non solo quando si firma il Consenso Informato, è una buona regola.

Ma quante pazienti conoscono la funzione e l’importanza delle etichette delle protesi?

Dr.ssa Tarico: “Si tratta di un documento, da richiedere al proprio chirurgo, nel quale sono riportate la tipologia della protesi impiantata, il numero di serie ed il nome della ditta produttrice, ovvero tutti i dati identificativi della protesi utili per la tracciabilità del dispositivo medico. Il chirurgo non ha l’obbligo giuridico di consegnare le etichette ai pazienti, ma il paziente ha diritto di sapere cosa è stato impiantato sul suo corpo”.

Presso il nostro studio medico questa è la norma, consegniamo sempre l’etichetta e raccomandiamo di conservarla gelosamente, anche quando l’impianto è dotato di microtransponder, un dispositivo biocompatibile approvato FDA che consente ai centri medici di identificare in modo sicuro e infallibile le informazioni sulla protesi dall’esterno del corpo. Programmato con una sequenza numerica, accessibile da un lettore portatile brevettato, il codice identificativo – un numero seriale elettronico – è archiviato presso una banca dati. In qualunque momento può essere accessibile solo da persone autorizzate. È molto importante avere accesso ad una sicura e non invasiva verifica dello specifico impianto. A differenza di tessere, etichette e garanzie, il microtransponder non può essere smarrito, e fornisce sicurezza e tranquillità in caso di problemi, eventi avversi o richiamo del dispositivo. Ma non tutte le protesi ne sono dotate, quindi l’etichetta diventa importante, e la paziente dovrà sempre conservarla con cura.

In via generale di impianti mammari in Italia si parla poco. Ma la novità è che da marzo 2019 ha avuto inizio la raccolta dati nel Registro Nazionale delle Protesi Mammarie presso l’Istituto Superiore di Sanità, diretto e coordinato dal Ministero della Salute. È ancora una fase pilota, ma è solo l’inizio di una nuova era, epica e visionaria, che presto diventerà una norma. I distributori di protesi dovranno segnalare quali e quante sono le protesi distribuite in Italia, ed i chirurghi segnaleranno a quale paziente le specifiche protesi sono state impiantate. Negli Stati Uniti questi dispositivi medici sono già classificati alla pari dei farmaci, e la Fud and Drug Administration, l’ente di controllo su farmaci e dispositivi medici, ha stilato un dettagliato dossier che risponde alle domande più frequenti in tema di protesi, peraltro pubblicato anche sul proprio sito istituzionale. Eccovi quindi alcune raccomandazioni su cosa chiedere al chirurgo: Qual è la protesi più indicata per me? Qual è la scadenza? Dopo l’intervento come posso monitorarla? Quali garanzie forniscono le ditte produttrici degli impianti?

Provenienza, livello di sicurezza, efficacia, rischi, complicanze e controindicazioni, durata, scadenza… Attenzione e consapevolezza, prima di tutto. Perché la buona chirurgia è sempre schierata in difesa del paziente, del suo benessere, della sua salute.

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